Guardando gli edifici (almeno quelli delle Archistars) è facile risalire all'Architetto che li ha "partoriti", ma quanto è giusto avere uno stile "proprio"? O meglio, come si fa ad avere architetture tanto diverse?
Se L'Architetto è uno "strumento" della società, atto a regolare (e creare) lo spazio antropico, il suo stile dovrebbe rispecchiare la società (che lo ha formato o che lo ospita) e non dovrebbero esserci grandi differenze tra gli stili dei diversi architetti (tanto più con la società della globalizzazione).
Questo per estremizzare, è chiaro che accade di rado, perché ognuno ragiona con la propria testa e magari partendo (anche) dagli stessi presupposti, si possono raggiungere risultati diametralmente opposti (più o meno condivisibili).
Ma cosa vuol dire "avere uno stile"?....Quanto ha a che fare con l'ego di una singola persona (che sarebbe poi l'Architetto?)?
Magari è solo il manifestarsi di tutto un bagaglio culturale, non personale, ma di tutta "una" società, sulla punta della matita di un Architetto che fa le stesse ricerche, ma con punti di vista (o analizzando aspetti) differenti, rispetto ad un'altro Architetto con un differente "stile".
Ma cosa succede nelle grandi metropoli (e non solo) dove le culture si intrecciano e nascono nuove società (vedi sempre la globalizzazione)?
A rigor di logica si creano nuovi "stili", che però essendo sporadici e mescolati fra di loro, divengono difficilissimi da gestire e da analizzare.

