giovedì 23 ottobre 2008

Abitare il centro commerciale

Oggi con Domo si dibatteva del post precedente e sui LandMark (invece di stare a lezione di restauro) e le varie divagazioni ci hanno portato ai Centri Commerciali, che oramai (soprattutto in Lazio e in Campania) pullulano, nonostante i (relativamente) pochi clienti.
Per spiegarvi come ci siamo arrivati ai centri commerciali ci vorrebbero altri 3 post, vi risparmio (per ora).

Al 5° caffè, improvvisamente, un' intuizione!

"Siamo passati dalla società industriale a quella commerciale, magari i centri commerciali diverranno obsoleti o superflui, e si creerà un archeologia commerciale."
Se dopo una serie di eventi, i magazzini industriali sono diventati Loft, non è che una volta finito questo consumismo selvaggio (per ipotesi, se mai dovesse finire)  ci troveremo ad avere (a patto di un'alta domanda abitativa) appartamenti negli (ormai) ex-centri commerciali?
Certo capisco che le strutture che li accolgono non sono assolutamente fatte per durare e che tutto il discorso stenta a stare in piedi, ma mi sembra un'ipotesi affascinante.
Quelli più grandi potrebbero diventare tipo città nella città, con i servizi base direttamente al loro interno, tipo Residence Metropolitani.
C'è anche da dire che la riconversione risulterebbe ben più complicata rispetto a quella dei magazzini del 1800 a causa dell'elevata specializzazione raggiunta da questi enormi LUOGHI (continuo a fare a cazzotti con i "non luoghi" di Marc Augè), ma confido nella loro naturale e genetica "flessibilità".

So di essere un pazzo e un visionario, ma vorrei vedere voi a bere 5 caffè dalle macchine automatiche di Valle Giulia.

Nell'immagine la bandiera proposta da Koolhaas per l'Unione Europea

9 commenti:

domo ha detto...

E' un post difficile da commentare(soprattutto dopo che hai detto tu stesso che sei un pazzo e un visionario!ehehhe)
Chi può dirlo quale sarà il destino dei centri commerciali, anche se qualche segnale che il loro futuro non sarà dei più rosei già è nell'aria, ma finchè ci saranno soldi da riciclare penso che andranno sempre forte!
Rimanendo nel visionario l'idea del residence metropolitano mi piace troppo, me li immagino in un futuro alla blade runner.....potrebbero diventare una sorta di Olgiata dei monolocali dentro la città!(per chi non lo sapesse l'Olgiata è un comprensorio di ville lussuose poco fuori il raccordo di roma).
Comunque apparte i miei deliri notturni dovuti al sonno penso che l'archeologia commerciale può avere un suo perchè anche se mi resta difficile immaginare una tipologia di riutilizzo di queste strutture.
Ci penserò su.......

Andrea ha detto...

Certo , i centri commerciali oggi sono diventati troppo presenti sul territorio .
Ci sono più centri commerciali che gente che ha la possibilità di fare acquisti.
Soprattutto in campania e nel Lazio c'è una proliferazione a dir poco mostruosa . Alla Biennale di Venezia , che pochi giorni fa ho visitato , ho notato un bellissimo padiglione dove c'erano dei fotomontaggi fenomenali.
In uno di questi c'era propro un grande magazzino con all'interno di tutto e di più , una vera jungla.
Ecco direi che quella immagine è esemplare nell'analisi di un grosso problema urbanistico architettonico e anche sociale.
Falliscono i piccoli negozi mentre prendono piede "super"-mercati e outlet di ogni tipo.
Siamo una società del consumo , che sta perdendo i valori importanti della vita e anche un certo buonsenso . Forse i prezzi che lievitano danno una mano a far nascere questo problema , ma penso che la cosa grave sia soprattutto la motivazione speculativa che sta alla base di tutto ciò.
Purtroppo è una piaga anche questa .
Tuttavia voglio guardare il lato positivo della cosa , alcuni centri sono fatti in maniera discreta architettonicamente parlando , ma il dramma è purtroppo ben più grave .

Maurizio Arturo ha detto...

Io dico di non piangere sul latte versato e di sfruttare i "limiti" come trampolini verso altro, partendo da un problema (proliferazione dei centri commerciali), risolverne un'altro (il problema abitativo).

Spietato ottimismo!

Bianca Maria Canepa ha detto...

Il centro commerciale sta diventando l'emblema di un clamoroso fallimento architettonico e nonostante ciò continuo meravigliarmi di come ancora moltissime delle nostre amministrazioni continuino ad appoggiare progetti, a livello comunale, provinciale e regionale, per realizzarne di nuovi.
Ma insomma....noi come architetti dovremmo avere almeno il dovere di aprire gli occhi a coloro che ci amministrano cercando di evitare questi disastri architettonici che non funzionano e che sono sintomo di grave degrado sociale oltre che culturale. Non sarà forse il caso di far sapere quanto questi modelli sono obsoleti ed oramai abbandonati proprio nei paesi all'interno dei quali hanno avuto origine? Vogliamo iniziare a far sentire la nostra opinione sul serio? Non bisognerebbe mai abbandonare l'inseguimento di un sogno. Bianca Maria Canepa

Maurizio Arturo ha detto...

Che i centri commerciali non piacciano agli Architetti è indubbio (e neanche gli urbanisti ne vanno matti)...
Però non si può dire che non funzionino, tutt'altro, funzionano fin troppo bene, soprattutto in Italia!
Il fatto è che l'urbanistica (e l'Architettura) non è al passo con i tempi (non può esserlo, non lo è stata che per occasioni fortuite, secondo me) e non riesce a gestire questo nuovo LUOGO (altro che non-luogo).
Di certo in questo momento c'è una proliferazione incontrollata ed eccessiva, voluta da bisogni tutt'altro che socio-economici.
Però il mestiere dell'Architetto non può fermarsi a fare la cosa giusta (evitare questa proliferazione), ma a volte (quasi sempre) deve fare la cosa migliore, fare (come ho già detto) di necessità virtù.
E comunque il mio ragionamento partiva dal presupposto che questi "scatoloni" verranno in un futuro non troppo lontano dismessi (sono sempre ottimista).

Bianca Maria Canepa ha detto...

La conversione a nuove funzioni di queste strutture che diventeranno a breve tempo obsolete dovrebbe sicuramente essere messa al centro di un dibattito al quale auspico possano partecipare TUTTI. Architetti, urbanisti, sociologi potrebbero e dovrebbero dare il contributo eticamente più corretto dal loro punto di vista. Il punto è uno solo....non sono mai stati ascoltati, non li stanno ascoltanto e la dimostrazione è continuano a nascere di questi "mostri", orribili contenitori di niente, quando altrove li stanno dismettendo. Il più delle volte è comunque più economico demolire e ricostruire piuttosto che "riconvertire".

Maurizio Arturo ha detto...

Se la crisi economica continua, potrebbe non essere più molto economico demolire e ricostruire.
E questo non mi dispiace troppo, in fondo il consumismo dopato, ha tolto a molte architetture la quarta dimensione, in quanto molti edifici (anche niente male) sono stati demoliti dopo meno di 30 anni dalla loro costruzione.
Quando mancano le risorse, l'architettura si affina e fa del suo meglio per sopravvivere.

Bianca ha detto...

se le architetture non reggono al passare del tempo sono già di per sè dei fallimenti ed il loro recupero risulterebbe un'operazione ancor più fallimentare. Lo affermo sia da punto di vista ideologico che economico e non credo possano delienarsi linee di pensiero di compromesso. Guardiamo a quello che sta succedendo ORA nei paesi dove è nato il modello dei centri commerciali. Stanno ritornando al luogo già identificato e VERO a livello urbano e sociale

Anonimo ha detto...

bhe i centri commerciali sono dei bei hyper-building da trasformare come ci pare e piace (o da demolire). In America si sta cominciando a farlo, si chiama "demalling". se vi interessa il tema o se vi piace scriverne vi posto questo blog sul tema Centro commerciale. http://www.viaggioalcentrocommerciale.blogspot.com/